Narra la leggenda che in una primavera lontana mute di demoni a cavallo dilagarono nella Valle Siliciana dai valichi dell'Appennino e assalirono Castiglione per rapire due giovani Principi, sfuggiti laggiù al loro inseguimento attraverso montagne e pianure inesplorate. La leggenda, completata e ravvivata dalla fantasia popolare, vive ancora dopo un lungo volgere di secoli.

Il caso volle però che, facendo noi lo spoglio dell'antico archivio di Castiglione della Valle, ci toccasse la ventura di rinvenire due manoscritti latini del secolo XVI. Si tratta di due fogli, certamente asportati da un volume di grossa mole, a giudicare dal numero dei loro capitoli e dalla copertina del libro in carta pecora che reca il nome dell'autore, P. L. Azzunos, e il titolo dell'opera, A Romani Imperii Eversione Castri Leonis Vallis Historia.

Affermiamo subito, senza tema di errare, che i Principi di cui parla l'Azzunos, i nomi dei quali non ricorrono nel manoscritto, non potevano essere che Lucrezia Borgia e Alfonso d'Aragona duca di Bisceglie, ch'ella aveva sposato in Vaticano il 21 luglio 1498, pochi mesi dopo il divorzio dal suo primo marito Giovanni Sforza duca di Pesaro.

Papa Alessandro VI aveva sciolto il matrimonio di sua figlia per imparentarla con la casa d'Aragona, i cui sintomi di decadenza gli facevano intravedere la possibilità di porre il figlio Cesare, detto il Valentino, sul trono di Napoli. Alfonso, allora diciasettenne, era il più bel principe dell'epoca e visse felicemente con la bionda duchessa fino alla primavera del 1499, quando il papa aderì alla lega di Venezia con Luigi XII contro Ludovico il Moro, per assicurare al Valentino aiuti da parte della Francia nella conquista delle Romagne e del regno di Napoli.

Alfonso cercò di sventare le manovre dei Borgia contro lo zio re Federico, attirandosi così prima l'ostilità sorda e poi l'odio implacabile del Valentino, il quale decise di rimandarlo ad patres con i suoi metodi sbrigativi. Perciò, per sfuggire al fatale destino che incombeva su di lui, dovette abbandonare Roma di nascosto verso la fine di maggio, ove lo troviamo con la duchessa in Castiglione. Fu quello il suo primo tentativo di fuga. Valentino dovè sguinzagliare sulle tracce dei Principi uno stormo numeroso di segugi.

Ignoriamo quali eventi abbiano poi determinato i Principi a far ritorno in Vaticano. Forse Alessandro dovè tranquillizzarli e prometter loro protezione. Ma nel luglio del 1500 Alfonso fu ferito e il 18 agosto ucciso. Poiché l'Azzunos accennando ad Alfonso lo chiama l'infelice Aragonese è da ritenere che egli abbia scritto la sua storia, o per lo meno la parte di essa che riguarda i Principi, dopo la terrificante tragedia.

Perchè mai i Principi si rifugiarono in Castiglione della Valle nella loro fuga del maggio 1499? La risposta non riesce difficile: in quei tempi le antiche strade imperiali erano rese impraticabili e tutte le regioni montagnose, ridotte quasi senza sentieri, presentavano le stesse difficoltà di transito di quelle, e non è quindi da stupirsi se si venisse dalle nostre parti nello stesso modo che altrove. Doveva anzi riuscire agevole, durante la primavera, passando per Aquila e Vado di Corno, raggiungere Castiglione, che offriva la sicurezza da ogni aggressione, poiché era giustamente ritenuto castello inespugnabile della Valle Siliciana. Lontano inoltre dai grandi centri nei quali si svolgevano i principali avvenimenti storici e situato in una regione montagnosa quasi impraticabile, agli estremi confini nord-est del regno di Napoli, ove era reso impossibile il trasporto delle artiglierie dalla natura stessa dei luoghi, i suoi abitanti dovevano godere d'una certa autonomia dal potere centrale ed assistere con indifferenza alle continue guerre, delle quali non arrivavano che notizie incerte e contraddittorie. Il castellano Don Carlo era in intimità con la corte di Napoli e di provata fedeltà, ragion per cui il suo castello fu dai Principi preferito a Civitella, che nel 1495 aveva demolito la fortezza per lasciare libero passo ai francesi invasori del regno.